Quello appena trascorso è stato un weekend di intenso dibattito sul tema dei beni culturali, e in particolare sul coinvolgimento dei privati per la loro gestione e valorizzazione.
Dall’esempio del National Trust raccontato dall’ex direttore generale Fiona Reynolds sul Corriere di sabato, modello ampiamente citato nel mio intervento su il Sole 24 ore, alla lettera firmata di un archivista su come vengono gestiti i nostri beni culturali con la risposta di Salvatore Carrubba, fino all’intervista a Ray Bondin, ex-commissario Unesco, sulla gestione dei nostri beni culturali.
Diversi interlocutori e diversi punti di vista, ma con una riflessione conclusiva e soprattutto prospettica comune: trovare un punto d’accordo tra Stato, Soprintendenze e privati per la tutela, gestione e valorizzazione del nostro immenso patrimonio culturale, che per forza di cose richiede un contributo importante anche da parte di soggetti privati e del terzo settore.
Un contributo non solo finanziario, ma anche in termini di competenze, risorse e capacità manageriali che soggetti accuratamente individuati e selezionati possono offrire per la crescita e lo sviluppo di un settore centrale per la ripresa del nostro Paese.

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Il Sole 24 Ore: Beni Culturali, un “tesoro” pubblico che chiama il privato.

La Sicilia – Siracusa: Turismo, l’UNESCO non basta. Sì alla gestione coi privati.

Corriere Della Sera: Il modello britannico del FAI
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