Martedi scorso la città di Roma ha festeggiato nel modo migliore le sue 2.768 candeline, accogliendo migliaia di cittadini e turisti a passeggio nel centro fino a tarda sera per ammirare i capolavori dell’arte, gli scorci e i monumenti.

Ma il vero fatto storico è accaduto nel pomeriggio, quando è stato firmato l’accordo tra il Ministero dei Beni Culturali e Roma Capitale sulla gestione e valorizzazione dell’area archeologica centrale di Roma, e quindi dei Fori. Un consorzio che, nel pieno rispetto della normativa sulla tutela – che resta saldamente in capo allo Stato – prevede un’unica cabina di regia e un nuovo soggetto giuridico che diventerà l’unico interlocutore per cittadini, visitatori, imprese e mecenati.

Il Consorzio sarà retto da un consiglio di amministrazione composto da un Presidente (nominato dal Ministro d’intesa con il Sindaco), dal Soprintendente per il Colosseo, dal Museo Nazionale Romano e l’area archeologica di Roma e dal Sovrintendente Capitolino ai beni culturali. Il Consorzio avrà autonomia finanziaria, sarà dotato di risorse iniziali conferite dal Comune e dal Ministero e continuerà ad essere sostenuto fino al raggiungimento dell’autosufficienza dell’equilibrio finanziario, da perseguire mediante la ricerca autonoma di finanziamenti.

In particolare, gli introiti dei monumenti gestiti affluiranno direttamente ai rispettivi proprietari, oltre a provvedere alla gestione diretta o indiretta delle attività di valorizzazione dei beni affidati alla organizzazione di mostre, convegni, spettacoli e manifestazioni, promozione di studi, ricerche, attività didattiche e divulgative, alla progettazione e realizzazione di percorsi turistici e itinerari di visita, alla promozione dell’adeguamento delle infrastrutture di collegamento all’area archeologica per migliorarne l’accessibilità.

Un accordo, come ha giustamente sottolineato il Ministro Franceschini, che “resterà nel tempo”, un passo storico che superà le attuali frammentazioni e permetterà di gestire nel migliore dei modi l’area archeologica più importante del mondo.

Una vera e propria svolta, che permette di iniziare  a pensare una nuova fase per i nostri beni culturali, in cui tutela e valorizzazione possano finalmente integrarsi e collaborare nello sviluppo di strategie virtuose.

 

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