Ciò a cui assistiamo in questo in questo momento storico è una terribile guerra ad accaparrarsi i propri morti, ponendoli su un piedistallo e lasciando gli altri nel fango dell’indifferenza. I morti di Gaza, naturalmente tutti imputabili solo ad Israele e non alla politica suicida di Hamas che usa gli obiettivi civili per proteggere i propri affiliati, sono molto più importanti di quelli ucraini, e ancora più importanti di quelli vittime di una delle più grandi tragedie umanitarie che hanno colpito l’Africa e cioè quella del Sudan. I morti per fame a Gaza hanno le pagine dei giornali, l’attenzione delle star a Venezia, la testimonianza e il sostegno della sinistra pacifista: i 5 milioni di profughi sudanesi che vagano disperati, cercando di evitare dei massacri etnici che li vedono vittime in difese non meritano nessuna attenzione, così come la popolazione civile Ucraina che assiste coraggiosa alla distruzione del proprio paese:non servono.
Recentemente in Sicilia, durante la manifestazione nella quale ho ricevuto un premio dedicato alle donne, sono state ricordate le donne di Gaza tra gli applausi di un pubblico entusiasta: non una parola sulle madri ucraine, sulle donne che tentano di resistere, salvando le poche cose che i bombardamenti russi hanno lasciato. Non una parola sulle donne africane che in molti paesi al confine meridionale del Sahara si aggirano con le loro creature ormai ridotte degli scheletri, sperando di sfuggire la morte per sete e per fame. Non una parola sulle migliaia di donne nei paesi teocratici, vittime di discriminazione e persecuzione alle quali basta un piccolo grido di libertà per finire in prigione.
Silenzio sulle altre vittime, silenzio sui morti, silenzio sui bambini feriti e mutilati da guerre che li vedono esposti come trofei a favore della propria tesi politica. Se genocidio è quello di Netanyahu, genocidio è anche quello di Putin, o quello che militari in eserciti fantasma ma protetti da vari regimi di matrice islamica causano in molti paesi e non solo africani in nome del loro credo religioso.
Il 7 ottobre non si potrà ricordare la tragedia che ha colpito oltre 2000 ebrei uccisi dalla barbarie dei terroristi di Hamas, solo per essere ebrei: non si potrà perché commemora i morti, tutti i morti, anche i bambini decapitati davanti alle loro madri: non è accettabile dalla nostra società di benpensanti disposta persino ad una crociata di barche e di barchette verso il Medioriente in una specie di kermesse tra l’eroico e il comico, ma solo per protestare contro una guerra, non contro le guerre.
Eh si,la pace per i nostri propal non è diritto di tutti, ma solo di chi vuole farne uno strumento di consenso elettorale. Un’unica eccezione: Papa Leone XIV che con le sue parole alte e ferme per la vera pace ha ricordato come l’impegno degli uomini di buona volontà debba andare sempre e comunque a salvare tutti coloro che perdono la vita a causa dei conflitti del mondo.

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(foto The African Union Mission – CC0)